Riflessioni
Le immagini attorno alle quali lavoro sono legate a me a livello affettivo o per affinità o per sensibilità personale. Ritornano infatti spesso, nella mia produzione, le texture, i volti che guardano oltre, il vaso di frutta del Caravaggio, le figure sedute…
Mi piace utilizzare le tecnologie più recenti, dalla grafica alla fotografia digitali, ma non abbandono mai le tecniche tradizionali. Il disegno, specialmente a matita, mi aiuta a costruire meglio le composizioni e a capirne le luci, i toni di scuro e di chiaro. Disegno per dare una linea guida, un progetto da seguire…
Il disegno mi dà la possibilità di variare, osservando e meditando sulle cose. E’ infatti è una pratica “lenta” che mi permette di costruire una composizione piano piano, pixel su pixel, ma con un contatto più diretto con la superficie.
Mi piace esprimere la mia visione del mondo attraverso l’arte. Colgo gli infiniti input che mi arrivano dall’esterno, ne fisso alcuni, mentre altri scivolano via. E come nella vita così sulla superficie di un quadro, voglio svelare le connessioni tra i diversi elementi, studiare le regole che li guidano, indagare le relazioni sottostanti. Per questo amo giustapporre immagini, istituire legami e cogliere relazioni.
Uso molto le texture, paradigma della ripetitività di una situazione, di una personalità, di un accadimento. Le texture legano la ripetitività e l’evoluzione… Penso ai lavori di Escher alle sue sequenze di metamorfismo, alle sue texture “in variando”. Utilizzo molto questo elemento come raccordo tra le diverse parti di un’opera, come sostrato di immagini, quasi refrain che accompagna la vita e i suoi passaggi.
Mi piace disegnare le cose che mi attirano, spesso cerco e fotografo cose che mi colpiscono. Elaboro il tutto anche diverse volte. Quando lavoro, inizio sempre da qualcosa che “mi interpella”: disegni realizzati in passato, fotografie, quadri di artisti, immagini reperite su riviste, giornali, cataloghi, ecc.
Poi, dopo questa fase di ricerca, passo a quella compositiva: definisco spazi, collocazione e dimensioni delle singole parti dell’opera. E’ qui che, aldilà di ogni tecnologia, il disegno riacquista tutta la sua importanza.
Arriva poi la fase che mi piace chiamare ”della globalizzazione” in cui faccio indossare un’unica veste alla composizione, intervengo immettendo griglie o texture che omogeneizzino il lavoro e abbiano anche una funzione decorativa e di passaggio. Ricalco insomma il processo che porta dal prodotto tipico a quello globale….
Elemento costante delle mie opere è il colore. Sia nelle composizioni digitali che in quelle con tecniche più tradizionali, utilizzo tutta la gamma dell’iride. Uso il colore con attenti accostamenti o voluti contrasti. Il colore sottolinea la realtà, attira su di sé l’attenzione dell’osservatore. E la pennellata o la striscia di nero esaltano ancor di più questa percezione.
Ultimamente sono molto attratto dai volti, dalla pelle e dai capelli. Sento la necessità di fotografare con luci molto soffuse o perimetrali, che diano risalto a superfici ben caratterizzate (pelli, selciati, muri, vetri bagnati). Sono immagini definite al massimo e con una luce che definisce bene i volumi.
Con la fotocamera però mi piace anche cogliere il movimento, l’atmosfera: per questo ricorro anche all’immagine sfocata, al suo calore e alla sua forza espressiva.